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febbraio: 2012
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San Giovanni Bosco per riflettere sulla chiamata al ministero di catechista

Nel giorno in cui la Chiesa festeggia San Giovanni Bosco, la liturgia delle ore ci propone il brano seguente tratto dalle dalle «Lettere» di san Giovanni Bosco (Epistolario, Torino, 1959, 4, 202. 294-205. 209). E’ motivo di seria meditazione per tutti coloro che a qualsiasi titolo vivono accanto a giovani e ragazzi…

Imitare Gesù e lasciarsi guidare dall’amore

Se vogliamo farci vedere amici del vero bene dei nostri allievi, e obbligarli a fare il loro dovere, bisogna che voi non dimentichiate mai che rappresentate i genitori di questa cara gioventù, che fu sempre tenero oggetto delle mie occupazioni, dei miei studi, del mio ministero sacerdotale, e della nostra Congregazione salesiana. Se perciò sarete veri padri dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e senza giustizia, e solo alla maniera di chi vi si adatta per forza e per compiere un dovere.

Quante volte, miei cari figliuoli, nella mia lunga carriera ho dovuto persuadermi di questa grande verità! E’ certo più facile irritarsi che pazientare, minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza ed alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità. La carità che vi raccomando è quella che adoperava san Paolo verso i fedeli di fresco convertiti alla religione del Signore, e che sovente lo facevano piangere e supplicare quando se li vedeva meno docili e corrispondenti al suo zelo.

Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma, che è necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la propria autorità, o sfogare la propria passione.

Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne ad ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse aver l`aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con maggior piacere. Così faceva Gesù con i suoi apostoli, tollerandoli nella loro ignoranza e rozzezza, nella loro poca fedeltà, e col trattare i peccatori con una dimestichezza e familiarità da produrre in alcuni lo stupore, in altri quasi lo scandalo, ed in molti la santa speranza di ottenere il perdono da Dio. Egli ci disse perciò di imparare da lui ad essere mansueti ed umili di cuore (Mt 11, 29).

Dal momento che sono i nostri figli, allontaniamo ogni collera quando dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell’animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l’avvenire, ed allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione.

In certi momenti molto gravi, giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall’altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita.

Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi.

Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell’educazione della gioventù.

Avvento 2011 – Il senso dell’attesa

Viviamo il tempo di Avvento con le maniche rimboccate e le lampade accese, con il cuore pieno di gioia per la venuta del Salvatore. Abbiamo trovato su youtube questo video postato da padreclaudio che proponiamo per la riflessione su questo Santo Tempo.

Corsi di formazione per catechisti – Esperienza della XV prefettura della Diocesi di Roma

Ci sembra opportuno segnalare gli stimoli alla riflessione che sono emersi dall’incontro che si è tenuto ieri sera 17 novembre alle ore 19 presso il salone della parrocchia di San Bernardo a via P.Togliatti, il primo dei tre incontri di formazione che hanno come centro l’Iniziazione cristiana.

L’obiettivo di questi momenti di incontro è quello di sensibilizzare i catechisti della prefettura riguardo le problematiche derivanti dal mutamento dell’uomo oggi, dal disgregamento dei valori e dalla assenza della verità, in linea con in cammino di verifica che la Diocesi di Roma ha intrapreso già dal Convegno Diocesano di giugno scorso.

Hanno condotto l’incontro don Fabio Pieroni parroco di S. Bernardo e mons. Giuseppe Tonello cancelliere presso l’Ufficio di cancelleria del Vicariago di Roma. La prima parte dell’incontro è stata riservata alla presentazione del terma ed alla sua contestualizzazione nell’ambito della verifica iniziata in Diocesi.

Successivamente i catechisti presenti sono stati invitati al dialogo stimolati da tre sintetiche domande che riporteremo di seguito, infine ha chiuso l’incontro don Fabio con una lucida e sintetica “risposta” alla sfida lanciata.

Riproponiamo qui sul blog di CATECHISTA 2.0 lo stesso questionario, nella speranza di instaurare anche sul web un proficuo dialogo.

- Esiste una differenza tra Iniziazione cristiana e SACRAMENTI dell’Iniziazione cristiana ?

- Quali differenze e finalità ?

- Quali differenze di strumenti necessari e di metodo ?

 

Imma e Sergio Della Lena

 

 

 

 

Nasce il blog di CATECHISTA 2.0

Finalmente siamo riusciti ad dare vita a questo blog. L’obiettivo è quello di una maggiore focalizzazione di alcuni temi che via via proporremo come articoli e sui quali ci aspettiamo la partecipazione di molti anche di coloro che non sono registrati al portale. Le pagine invece assumeranno la connotazione di “Diario vero e proprio” nel quale al volo segnalare un incontro particolarmente bello e proficuo avuto con i ragazzi, oppure una raccolta di foto… vedremo…

I commenti chiaramente non saranno visibili immediatamente ma solo dopo la nostra autorizzazione e ciò solo per evitare lo spam oppure sgradevoli pubblicità.

Inoltre stiamo lavorando alla revisione di tutta la rete dei blog in modo da garantire una certa uniformità anche grafica tra loro…

A presto Sergio e Imma

L’attenzione ai genitori nella iniziazione cristiana dei ragazzi – elementi per un percorso

Oggi più che mai sembra essere fondamentale passare da una catechesi centrata sui figli, a un cammino di fede per i genitori stessi. Questo passaggio che a prima vista può sembrare ovvio, richiede comunque un processo attraverso il quale realizzarsi. Di seguito, in modo molto schematico, indico  i tre passaggi “obbligati” che costituiscono il processo (uno dei possibili) di realizzazione del cambio di obiettivo centrale della iniziazione cristiana.

I genitori vengono a chiedere il sacramento per il loro figli

Visto che la domanda è spesso legata agli aspetti materiali del rito (cerimonia, vestiti, fotografi, regali, inviti) o alla consuetudine (tutti i compagni di classe di mio figliio vanno a catechismo e quindi anche lui vuole andare…) oppure ad una parvenza di educazione alla responsabilità (lascio libera mia figlia di 7 anni di decidere se iniziare catechismo…) la tentazione può essere quella di censurare queste attese, perché noi sappiamo che l’essenziale non è qui, ingenerando così negli adulti un atteggiamento di passività e di pedaggio da pagare. Molti parroci e catechisti si pongono con severità rispetto a queste domande, sicuramente è invece più corretto e fruttuoso prendere con serietà la reale disponibilità delle persone e ciò che liberamente esse sono disposte a fare. Questo è il punto di partenza per inizio di diaslogo sincero e chiaro con i genitori, una giusta intesa che tenga conto della loro richiesta e della realtà del sacramento che essi chiedono per i loro figli.

I genitori iniziano a scoprire cosa c’è in gioco per la crescita dei loro figli

Un passo avanti avviene quando si desta nei genitori l’interesse per il processo educativo, umano e cristiano, dei figli. E’ un passaggio non difficile. E’ sufficiente mettere al centro per un certo tempo il fanciullo, il suo mondo interiore, la ricchezza della sua interiorità, la fragilità di quanto sta vivendo e il bisogno di conferma da parte del mondo adulto (dei genitori soprattutto). I genitori non misurano a sufficienza, alcune volte, quanto sono importanti, per il bambino e la sua crescita, il mondo religioso e i valori che esso contiene. Far esplorare e scoprire in profondità il mondo dei piccoli è aiutare i genitori a capire che il problema non è il rito, ma ciò che il rito significa per i loro figli. Capiscono che è un valore da accogliere, proteggere, portare avanti.

I genitori vengono aiutati a rimettere in discusssione loro stessi per poter iniziare un cammino di riscoperta della loro fede

Il vero salto qualitativo avviene quando l’attenzione si sposta dai figli ai genitori, quando si capisce cioè che il problema centrale, anche in funzione dei figli, consiste nell’approfondimento della fede da parte degli adulti. A partire da questo momento il soggetto del processo non è più il ragazzo, ma l’adulto. Il passaggio è spesso impercettibile, e il vero “traghettatore” diventa il figlio: dal rito al fanciullo, dal fanciullo all’adulto. Così la domanda di sacramento diventa cura della fede del proprio figlio, e la cura per il figlio approda alla cura di sé. Per non sciupare le ricerche riaperte, si dovrà accompagnarle, inviando gli adulti ad altre proposte formative presenti nella comunità parrocchiale, in maniera graduale, dalle forme più semplici a quelle più impegnative.