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maggio: 2012
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E’ risorto ! E’ veramente risorto

Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero!

«Surrexit Christus, spes mea» – «Cristo, mia speranza, è risorto» (Sequenza pasquale).

Giunga a tutti voi la voce esultante della Chiesa, con le parole che l’antico inno pone sulle labbra di Maria Maddalena, la prima ad incontrare Gesù risorto il mattino di Pasqua. Ella corse dagli altri discepoli e, col cuore in gola, annunciò loro: “Ho visto il Signore!” (Gv 20,18). Anche noi, che abbiamo attraversato il deserto della Quaresima e i giorni dolorosi della Passione, oggi diamo spazio al grido di vittoria: “E’ risorto! E’ veramente risorto!”.

Ogni cristiano rivive l’esperienza di Maria di Magdala. E’ un incontro che cambia la vita: l’incontro con un Uomo unico, che ci fa sperimentare tutta la bontà e la verità di Dio, che ci libera dal male non in modo superficiale, momentaneo, ma ce ne libera radicalmente, ci guarisce del tutto e ci restituisce la nostra dignità. Ecco perché la Maddalena chiama Gesù “mia speranza”: perché è stato Lui a farla rinascere, a donarle un futuro nuovo, un’esistenza buona, libera dal male. “Cristo mia speranza” significa che ogni mio desiderio di bene trova in Lui una possibilità reale: con Lui posso sperare che la mia vita sia buona e sia piena, eterna, perché è Dio stesso che si è fatto vicino fino ad entrare nella nostra umanità.

Ma Maria di Magdala, come gli altri discepoli, ha dovuto vedere Gesù rifiutato dai capi del popolo, catturato, flagellato, condannato a morte e crocifisso. Dev’essere stato insopportabile vedere la Bontà in persona sottoposta alla cattiveria umana, la Verità derisa dalla menzogna, la Misericordia ingiuriata dalla vendetta. Con la morte di Gesù, sembrava fallire la speranza di quanti confidavano in Lui. Ma quella fede non venne mai meno del tutto: soprattutto nel cuore della Vergine Maria, la madre di Gesù, la fiammella è rimasta accesa in modo vivo anche nel buio della notte. La speranza, in questo mondo, non può non fare i conti con la durezza del male. Non è soltanto il muro della morte a ostacolarla, ma più ancora sono le punte acuminate dell’invidia e dell’orgoglio, della menzogna e della violenza. Gesù è passato attraverso questo intreccio mortale, per aprirci il passaggio verso il Regno della vita. C’è stato un momento in cui Gesù appariva sconfitto: le tenebre avevano invaso la terra, il silenzio di Dio era totale, la speranza una parola che sembrava ormai vana.

Ed ecco, all’alba del giorno dopo il sabato, il sepolcro viene trovato vuoto. Poi Gesù si mostra alla Maddalena, alle altre donne, ai discepoli. La fede rinasce più viva e più forte che mai, ormai invincibile, perché fondata su un’esperienza decisiva: «Morte e vita si sono affrontate / in un prodigioso duello. / Il Signore della vita era morto, / ma ora, vivo, trionfa». I segni della risurrezione attestano la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio, della misericordia sulla vendetta: «La tomba del Cristo vivente, / la gloria del Cristo risorto, / e gli angeli suoi testimoni, / il sudario e le sue vesti».

Cari fratelli e sorelle! Se Gesù è risorto, allora – e solo allora – è avvenuto qualcosa di veramente nuovo, che cambia la condizione dell’uomo e del mondo. Allora Lui, Gesù, è qualcuno di cui ci possiamo fidare in modo assoluto, e non soltanto confidare nel suo messaggio, ma proprio in Lui, perché il Risorto non appartiene al passato, ma è presente oggi, vivo. Cristo è speranza e conforto in modo particolare per le comunità cristiane che maggiormente sono provate a causa della fede da discriminazioni e persecuzioni. Ed è presente come forza di speranza mediante la sua Chiesa, vicino ad ogni situazione umana di sofferenza e di ingiustizia.

Cristo Risorto doni speranza al Medio Oriente, affinché tutte le componenti etniche, culturali e religiose di quella Regione collaborino per il bene comune ed il rispetto dei diritti umani. In Siria, in particolare, cessi lo spargimento di sangue e si intraprenda senza indugio la via del rispetto, del dialogo e della riconciliazione, come è auspicato pure dalla comunità internazionale. I numerosi profughi, provenienti da quel Paese e bisognosi di assistenza umanitaria, trovino l’accoglienza e la solidarietà che possano alleviare le loro penose sofferenze. La vittoria pasquale incoraggi il popolo iracheno a non risparmiare alcuno sforzo per avanzare nel cammino della stabilità e dello sviluppo. In Terra Santa, Israeliani e Palestinesi riprendano con coraggio il processo di pace.

Il Signore, vittorioso sul male e sulla morte, sostenga le comunità cristiane del Continente africano, dia loro speranza per affrontare le difficoltà, le renda operatrici di pace e artefici dello sviluppo delle società a cui appartengono.

Gesù Risorto conforti le popolazioni sofferenti del Corno d’Africa e ne favorisca la riconciliazione; aiuti la Regione dei Grandi Laghi, il Sudan ed il Sud Sudan, donando ai rispettivi abitanti la forza del perdono. Al Mali, che attraversa un delicato momento politico, Cristo Glorioso conceda pace e stabilità. Alla Nigeria, che in questi ultimi tempi è stata teatro di sanguinosi attacchi terroristici, la gioia pasquale infonda le energie necessarie per riprendere a costruire una società pacifica e rispettosa della libertà religiosa di tutti i suoi cittadini.

Buona Pasqua a tutti!

San Giovanni Bosco per riflettere sulla chiamata al ministero di catechista

Nel giorno in cui la Chiesa festeggia San Giovanni Bosco, la liturgia delle ore ci propone il brano seguente tratto dalle dalle «Lettere» di san Giovanni Bosco (Epistolario, Torino, 1959, 4, 202. 294-205. 209). E’ motivo di seria meditazione per tutti coloro che a qualsiasi titolo vivono accanto a giovani e ragazzi…

Imitare Gesù e lasciarsi guidare dall’amore

Se vogliamo farci vedere amici del vero bene dei nostri allievi, e obbligarli a fare il loro dovere, bisogna che voi non dimentichiate mai che rappresentate i genitori di questa cara gioventù, che fu sempre tenero oggetto delle mie occupazioni, dei miei studi, del mio ministero sacerdotale, e della nostra Congregazione salesiana. Se perciò sarete veri padri dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e senza giustizia, e solo alla maniera di chi vi si adatta per forza e per compiere un dovere.

Quante volte, miei cari figliuoli, nella mia lunga carriera ho dovuto persuadermi di questa grande verità! E’ certo più facile irritarsi che pazientare, minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza ed alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità. La carità che vi raccomando è quella che adoperava san Paolo verso i fedeli di fresco convertiti alla religione del Signore, e che sovente lo facevano piangere e supplicare quando se li vedeva meno docili e corrispondenti al suo zelo.

Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma, che è necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la propria autorità, o sfogare la propria passione.

Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne ad ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse aver l`aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con maggior piacere. Così faceva Gesù con i suoi apostoli, tollerandoli nella loro ignoranza e rozzezza, nella loro poca fedeltà, e col trattare i peccatori con una dimestichezza e familiarità da produrre in alcuni lo stupore, in altri quasi lo scandalo, ed in molti la santa speranza di ottenere il perdono da Dio. Egli ci disse perciò di imparare da lui ad essere mansueti ed umili di cuore (Mt 11, 29).

Dal momento che sono i nostri figli, allontaniamo ogni collera quando dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell’animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l’avvenire, ed allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione.

In certi momenti molto gravi, giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall’altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita.

Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi.

Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell’educazione della gioventù.

Avvento 2011 – Il senso dell’attesa

Viviamo il tempo di Avvento con le maniche rimboccate e le lampade accese, con il cuore pieno di gioia per la venuta del Salvatore. Abbiamo trovato su youtube questo video postato da padreclaudio che proponiamo per la riflessione su questo Santo Tempo.

Corsi di formazione per catechisti – Esperienza della XV prefettura della Diocesi di Roma

Ci sembra opportuno segnalare gli stimoli alla riflessione che sono emersi dall’incontro che si è tenuto ieri sera 17 novembre alle ore 19 presso il salone della parrocchia di San Bernardo a via P.Togliatti, il primo dei tre incontri di formazione che hanno come centro l’Iniziazione cristiana.

L’obiettivo di questi momenti di incontro è quello di sensibilizzare i catechisti della prefettura riguardo le problematiche derivanti dal mutamento dell’uomo oggi, dal disgregamento dei valori e dalla assenza della verità, in linea con in cammino di verifica che la Diocesi di Roma ha intrapreso già dal Convegno Diocesano di giugno scorso.

Hanno condotto l’incontro don Fabio Pieroni parroco di S. Bernardo e mons. Giuseppe Tonello cancelliere presso l’Ufficio di cancelleria del Vicariago di Roma. La prima parte dell’incontro è stata riservata alla presentazione del terma ed alla sua contestualizzazione nell’ambito della verifica iniziata in Diocesi.

Successivamente i catechisti presenti sono stati invitati al dialogo stimolati da tre sintetiche domande che riporteremo di seguito, infine ha chiuso l’incontro don Fabio con una lucida e sintetica “risposta” alla sfida lanciata.

Riproponiamo qui sul blog di CATECHISTA 2.0 lo stesso questionario, nella speranza di instaurare anche sul web un proficuo dialogo.

- Esiste una differenza tra Iniziazione cristiana e SACRAMENTI dell’Iniziazione cristiana ?

- Quali differenze e finalità ?

- Quali differenze di strumenti necessari e di metodo ?

 

Imma e Sergio Della Lena

 

 

 

 

Nasce il blog di CATECHISTA 2.0

Finalmente siamo riusciti ad dare vita a questo blog. L’obiettivo è quello di una maggiore focalizzazione di alcuni temi che via via proporremo come articoli e sui quali ci aspettiamo la partecipazione di molti anche di coloro che non sono registrati al portale. Le pagine invece assumeranno la connotazione di “Diario vero e proprio” nel quale al volo segnalare un incontro particolarmente bello e proficuo avuto con i ragazzi, oppure una raccolta di foto… vedremo…

I commenti chiaramente non saranno visibili immediatamente ma solo dopo la nostra autorizzazione e ciò solo per evitare lo spam oppure sgradevoli pubblicità.

Inoltre stiamo lavorando alla revisione di tutta la rete dei blog in modo da garantire una certa uniformità anche grafica tra loro…

A presto Sergio e Imma

L’attenzione ai genitori nella iniziazione cristiana dei ragazzi – elementi per un percorso

Oggi più che mai sembra essere fondamentale passare da una catechesi centrata sui figli, a un cammino di fede per i genitori stessi. Questo passaggio che a prima vista può sembrare ovvio, richiede comunque un processo attraverso il quale realizzarsi. Di seguito, in modo molto schematico, indico  i tre passaggi “obbligati” che costituiscono il processo (uno dei possibili) di realizzazione del cambio di obiettivo centrale della iniziazione cristiana.

I genitori vengono a chiedere il sacramento per il loro figli

Visto che la domanda è spesso legata agli aspetti materiali del rito (cerimonia, vestiti, fotografi, regali, inviti) o alla consuetudine (tutti i compagni di classe di mio figliio vanno a catechismo e quindi anche lui vuole andare…) oppure ad una parvenza di educazione alla responsabilità (lascio libera mia figlia di 7 anni di decidere se iniziare catechismo…) la tentazione può essere quella di censurare queste attese, perché noi sappiamo che l’essenziale non è qui, ingenerando così negli adulti un atteggiamento di passività e di pedaggio da pagare. Molti parroci e catechisti si pongono con severità rispetto a queste domande, sicuramente è invece più corretto e fruttuoso prendere con serietà la reale disponibilità delle persone e ciò che liberamente esse sono disposte a fare. Questo è il punto di partenza per inizio di diaslogo sincero e chiaro con i genitori, una giusta intesa che tenga conto della loro richiesta e della realtà del sacramento che essi chiedono per i loro figli.

I genitori iniziano a scoprire cosa c’è in gioco per la crescita dei loro figli

Un passo avanti avviene quando si desta nei genitori l’interesse per il processo educativo, umano e cristiano, dei figli. E’ un passaggio non difficile. E’ sufficiente mettere al centro per un certo tempo il fanciullo, il suo mondo interiore, la ricchezza della sua interiorità, la fragilità di quanto sta vivendo e il bisogno di conferma da parte del mondo adulto (dei genitori soprattutto). I genitori non misurano a sufficienza, alcune volte, quanto sono importanti, per il bambino e la sua crescita, il mondo religioso e i valori che esso contiene. Far esplorare e scoprire in profondità il mondo dei piccoli è aiutare i genitori a capire che il problema non è il rito, ma ciò che il rito significa per i loro figli. Capiscono che è un valore da accogliere, proteggere, portare avanti.

I genitori vengono aiutati a rimettere in discusssione loro stessi per poter iniziare un cammino di riscoperta della loro fede

Il vero salto qualitativo avviene quando l’attenzione si sposta dai figli ai genitori, quando si capisce cioè che il problema centrale, anche in funzione dei figli, consiste nell’approfondimento della fede da parte degli adulti. A partire da questo momento il soggetto del processo non è più il ragazzo, ma l’adulto. Il passaggio è spesso impercettibile, e il vero “traghettatore” diventa il figlio: dal rito al fanciullo, dal fanciullo all’adulto. Così la domanda di sacramento diventa cura della fede del proprio figlio, e la cura per il figlio approda alla cura di sé. Per non sciupare le ricerche riaperte, si dovrà accompagnarle, inviando gli adulti ad altre proposte formative presenti nella comunità parrocchiale, in maniera graduale, dalle forme più semplici a quelle più impegnative.