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Topics - Redazione Forum CATECHISTA 2.0

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Questo articolo molto interessante lo abbiamo trovato in rete sul sito www.papaboys.org . Abbiamo pensato di riproporlo sul Forum perchè oltre all'importanza nel contenuto è veramente un ottimo esempio di condivisione.

NAVIGARE BENE NEL MARE DELLA RETE «Ciao Rosa, sono Don Roberto. Ho bisogno di una mano. Tra i ragazzi delle superiori del mio oratorio, ci sono alcuni che si svestono in chat. Puoi aiutarci?». “Ciao Rosa, sono Don Roberto. Ho bisogno di una mano. Tra i ragazzi delle superiori del mio oratorio, ci sono alcuni che si svestono in chat.  Puoi aiutarci? L’ideale sarebbe che tu venissi ad uno dei nostri incontri. I ragazzi sono una cinquantina dai 14 ai 18 anni. Possiamo metterti a disposizione due ore di tempo.” Il primo pensiero che si è affacciato alla mia mente nell’udire queste parole è stato: “Santa pazienza! La realtà è sempre più creativa ed originale dell’immaginazione. Ma allora queste cose accadono davvero!!!”.
Il secondo pensiero, invece, è stato estremamente operativo: “Perché dei ragazzi dovrebbero svestirsi in chat? Che cosa stanno cercando? Quale bisogno stanno manifestando?”. Per poi proseguire con: “Che cosa si aspetta Don Roberto? Di cosa mi sta chiedendo di parlare? Posso dire ai ragazzi ciò che il Don mi ha detto?”
Tutte le volte che devo preparare un’attività con adolescenti so bene che è fondamentale trovare il modo di discorrere insieme. Per cui, individuato l’obiettivo, capire con loro perché fanno ciò che fanno, recuperare l’immagine di uomo e di donna cui stanno facendo riferimento e capire a quali domande stanno cercando di rispondere con il loro comportamento. Comincio a cercare di comprendere quale strategia possa essere più opportuna per catturare la loro attenzione ed aiutarci a condividere un piccolo viaggio.
In primis chiamo un mio amico sacerdote, visto che l’intervento si terrà in un oratorio con dei ragazzi adolescenti.
Ho bisogno di sgombrare il campo da alcuni fraintendimenti: infatti può capitare che, quando si cerca uno psicologo, si fatica a distinguere i piani cui possono fornire risposte passando dal piano umano e psicologico a quello spirituale trascendentale. Ma se questi ragazzi stanno sottovalutando il proprio valore arrivando anche a svendere l’immagine del proprio corpo, noi abbiamo bisogno di recuperare tutte le dimensioni del loro essere: fisica, psichica, intellettiva e spirituale, distinguendo anche coloro che si occuperanno di affrontarle.
Tutto questo è fondamentale, soprattutto quando si effettua un intervento in un contesto religioso, perché si corre il rischio di “sposare” l’implicito della domanda cui i ragazzi si opporranno fin da subito. Anni di catechismo hanno insegnato loro a costruirsi degli ottimi schemi difensivi a tutto ciò che viene detto e che può aver il retrogusto di una regola che piove dall’alto e porta con sé il sapore di una norma rigida.
Or bene, tutte le volte che dobbiamo lavorare con degli adolescenti dobbiamo ricordarci che per loro l’esperienza è fondamentale. Inoltre la loro è un’età critica nella quale il gruppo vince tutta la loro attenzione e a tratti diviene anche l’unico scopo per cui vivere. Pertanto abbiamo bisogno di coinvolgerli fin dall’inizio, rompendo gli schemi degli incontri cui loro sono abituati.
Ho bisogno di rendere evidente l’esperienza del pudore e dell’imbarazzo, per poterne parlare dopo, senza “offendere” o “ferire” la loro sensibilità. Così, decido di iniziare l’intervento presentandomi, come una psicologa e quindi “come una un po’ folle” che chiederà loro di fare una cosa apparentemente senza senso. Avrò bisogno della loro fiducia e di creare i presupposti legati alla curiosità.
I cinquanta ragazzi verranno disposti in cerchio, così da potersi vedere “faccia a faccia” tra loro, in questo modo sarò facilitata nell’individuare sia i leader del gruppo che i gregari, e poi uno alla volta dovranno fare una sfilata, ovvero a turno dovranno, attraverso una camminata che sceglieranno, esprimere un’emozione. Durante la sfilata nessuno potrà fare battute ed i modelli dovranno esprimere la loro emozione senza nessuna parola e in assenza di gesti particolari.
Sfilare davanti a coloro che conosciamo e con cui condividiamo buona parte del nostro tempo è un’esperienza che può far rivivere imbarazzo, timore, pudore.  Sicuramente io dovrò iniziare la sfilata per prima, così da dare il via al gioco e, una volta finita la mia passeggiata, dovrò comprendere chi sono i leader del gruppo, così da chiamarne uno immediatamente dopo di me.
In questo modo l’attenzione dei ragazzi sarà catturata e si potrà dare il via alle danze.
In queste situazioni occorre preventivare facili trasformazioni al gioco iniziale, per stemperare emozioni legate all’imbarazzo che possono andarsi a creare: come il passare dietro il cerchio composto dai ragazzi e dare loro il via alla sfilata, attraverso il semplice tocco della spalla, dopo che per alcuni istanti nessuno di loro abbia il coraggio di chiamare uno dei compagni; così come il fornire loro la possibilità di, eccezionalmente, sfilare in due o tre, là dove la timidezza, impedirebbe loro di partecipare.
Occorrerà aiutare e sostenere i ragazzi favorendo la costruzione di un clima sereno, giocoso e non giudicante. Ogni tanto potrebbe essere utile alternare ai ragazzi i loro animatori e educatori e poi chiedere al mio amico sacerdote di partecipare anche lui.
A questo punto, senza troppe parole avremmo creato un’esperienza comune legata al sentirsi dinanzi agli occhi di tutti, tra timore del giudizio e il desiderio di piacere e potremmo passare agli stereotipi legati alle camminate, alle emozioni manifestate ed alle parti del corpo che avranno attirato maggiormente la nostra attenzione, per poter passare ad evidenziare alcuni paradossi legati alla maggiore sicurezza che regala il giocare a scambiarsi foto, immagini e video in rete, in antitesi con il mostrarsi con persone conosciute o con cui ci si trova dal vivo. In questo modo possiamo andare a sottolineare le differenze tra una comunicazione “vis a vi” ed una a distanza. Per quanto possa essere paradossale il secondo tipo di comunicazione sembra rispondere al bisogno di sicurezza, attraverso la distanza fisica, favorita dall’ausilio telematico. Così si può comunicare, senza troppo coinvolgimento intimo, di dimensioni più “discrete” e più profonde, vivendosi come “al sicuro”, a differenza di ciò che avviene in una comunicazione dal vivo, dove il potersi toccare, il vedersi in tempo reale, il sentire il suono della voce, il condividere lo stesso spazio fisico, ci espone nelle situazioni comunicative ad uno spazio relazionale intimo che può risvegliare il bisogno di difendersi.
Da parte mia avrò bisogno di lasciar vivere una profonda serenità comunicativa, non provare imbarazzo e non avere pregiudizi, altrimenti rischierò di sabotare il clima della serata e non sarà possibile giungere là dove desideriamo.
Dopo aver delucidato i vantaggi e gli svantaggi legati ad una comunicazione a distanza ed una dal vivo avremo bisogno di andare “a bomba” a scoprire cosa si cela dietro una condotta del genere. Perché ci si può svestire dinanzi ad una telecamera? Penso che mi lascerò aiutare dal video di Miley Cyrus, Wrecking Ball, i ragazzi lo conosceranno sicuramente ed il video è un misto di provocazione e nudo, scevro dal testo del brano che viene cantato. Potrebbe essere utile dividerli in piccoli gruppi e chiedere loro di individuare i tre messaggi che più li colpiscono del brano. In questo modo giungeranno loro stessi ad individuare la dissonanza tra testo e video. Per poter introdurre il passaggio legato al “che cosa comunica di sé” questo video, cosa aggiunge al messaggio comunicativo la nudità della protagonista e noi, entrando in intimità relazionale ed in un gioco seduttivo dinanzi alla telecamera, cosa stiamo comunicando? Cosa stiamo cercando? In fondo non sappiamo chi c’è al di là del video e non possiamo controllare cosa farà delle nostre immagini, non possiamo condividere lo spazio ed il tempo dell’eccitazione perché non abbiamo l’altro con noi.
Forse potrebbe essere utile qui lasciare poi la parola al Don, in modo che racconti lui dell’esperienza concreta con una ragazzina, figlia di suoi amici.
Sì, in questo modo potrà raccontare della sete di amicizia e di affetto di quella ragazza, del suo bisogno di evadere la sensazione di vuoto e di solitudine, attraverso le modalità già descritte.
In questo modo potremo accompagnare quei ragazzi a recuperare i loro spazi di solitudine, senza parlare direttamente di loro e sfruttare il momento fattosi “più intimo e caldo” per restituire loro uno sguardo anche un po’ spirituale. In fondo siamo fatti di carne, ma di una carne che non è solo istinto e pulsione, è una carne intelligente e sensibile, è una carne che rinasce dall’esperienza dell’incontro con Dio, un Dio capace di farsi sangue e corpo, un Dio capace di farsi nutrimento: quindi siamo un’anima con le vesti di carne.
Abbiamo quindi, tutti, un denominatore comune, ma il nostro, personale, numeratore, ci consente di essere unici ed originali.
A questo punto sarebbe bello chiudere con una bella metafora che consenta ad ognuno di prendere e portare con sé ciò di cui ha bisogno e lasciare il resto.
Ah! Mi stavo dimenticando, serve sempre uno spazio per le domande dei ragazzi, sia in chiusura del gruppo, davanti a tutti, che a posteriori, individualmente. Quindi dovrò ricordarmi di considerarmi occupata per almeno 45 minuti dalla fine dell’incontro, diversamente rischierò di negare con il mio modo di fare, scappando subito, tutto ciò che ho cercato di dire e vivere con loro: la comunicazione efficace porta a costruire un legame ed i legami hanno bisogno di tempo per crearsi e per sciogliersi, questo è il bello dell’intimità.
Ora sono pronta, chiamo Don Roberto: “Ciao Don, ci sono. Possiamo vederci  mezz’oretta per capire se ciò che ho pensato per la serata può funzionare?”.

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Il pdf da scaricare tra gli allegati

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Cosa succede alle famiglie accompagnate fino al battesimo, dopo che questo sacramento, con la sua gioia, i doni, l’affetto dei partecipanti, sarà trascorso? In che modo mostrare che la Chiesa è madre premurosa anche quando questo capitolo della vita sembrerebbe chiuso?

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Tra catechisti / Lettera agli iscritti del 24 febbraio 2015
« il: Febbraio 25, 2015, 09:19:30 am »
Buon giorno,
 
sono Sergio il direttore di CATECHISTA 2.0 ti scrivo queste  righe poichè fai parte con la tua iscrizione della community del portale.
Mi permetto di porre alla tua attenzione alcuni punti chiedendo il tuo parere per migliorare il servizio svolto. Sul portale abbiamo migliaia di accessi e centinaia di MEGA di materiale scaricato giornalmente. A noi sta bene così anche se non c'è una grande partecipazione nel condividere i propri libri. Possiamo capire che pochi sono coloro in grado di scansionare un testo ed inviarci un libro per posta comporta una spesa... per non parlare poi del margine di insicurezza nella consegna e nel rientro del libro stesso però...

Vediamo una certa criticità nella partecipazione al Forum. Abbiamo cercato uno strumento semplice da usare mantenendo le stesse credenziali di accesso al portale; abbiamo suddiviso i potenziali argomenti in categorie direi quasi intuitive ma sino ad oggi pochissime visite e meno ancora interventi.

Stesso discorso per il WIKI ! Molti sono coloro che ci hanno richiesto le credenziali per accedere e provare a costruire una pagina condivisibile ma poi di fatto nessuno lo usa se non per il prelievo dei materiali. Tra l'altro il prelievo sul wiki non necessita di alcun  accesso.

E' possibile scrivere articoli e pubblicarli sul portale inviandoli a catechista@gmail.com ma ad oggi anche questa tipologia di partecipazione è ridotta a zero.

Bene a questo punto ti ringrazio di essere arrivato a leggere sin qui;  ti sarei grato se potessi ricevere da te qualche suggerimento.

Cordiali saluti
Sergio DL

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Scopriamo l'anno liturgico / Via Crucis per i giovani
« il: Febbraio 24, 2015, 02:08:13 pm »
Ricevuto da Delia e condiviso per tutti.

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Itinerario della Lectio Divina per le settimane di Quaresima e Pasqua  2015 a cura di
 don Giuseppe De Virgilio, biblista
Note Introduttive:


- Il Sussidio segue come criterio il commento al Vangelo della liturgia domenicale, da cui si escludono la Domenica delle Palme e la Pentecoste.
- Ogni Lectio segue lo schema in cinque tappe, contrassegnate dalle icone:

 
 a) il testo biblico: ;
 b) breve contestualizzazione e spiegazione: ;
 c) spunti per la meditazione: ;
 d) parole-chiavi per aiutare a pregare con il testo: ;
 e) Salmo di riferimento
 
 
- Sono previste 14 Lectio: sei per il tempo di Quaresima e otto per il tempo di Pasqua.

 

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L’attacco più pericoloso che oggi si sta sferrando alla famiglia è il cambiamento della sua natura. La famiglia tradizionale, composta da uomo e donna, cerca di essere equiparata ad altre forme di unioni, costituite da persone dello stesso sesso. La natura dell’uomo e della donna viene messa in discussione in virtù di una presunta libertà di scelta della propria identità sessuale.
Coloro che si oppongono a questa nuova visione della natura e dell’identità dell’essere umano vengono classificati come omofobi. Vi sono esponenti di poteri forti che sono disposti a legiferare pene severi, fino ad arrivare alla detenzione carceraria, per coloro che ostacolano la teoria dei gender.
E’ curioso osservare che tutto nasce da un desiderio di libertà da parte di queste correnti di potere, e poi i sostenitori di queste ideologie sono i primi a reprimere la libertà d’espressione da parte di chi non la pensa come loro. 
Dal momento che cambiare la natura richiede una libera adesione, per condizionare la scelta viene inculcata questa nuova mentalità proprio ai bambini, che normalmente sono, per natura, i più facilmente influenzabili. Per queste ragioni, gli esponenti politici che condividono queste teorie puntano ad utilizzare equipe di psicologi per influenzare i bambini incominciando dall’età prescolare.
Il secondo attacco, collegato per tante ragioni al primo, è sul concepimento della vita. Una certa cultura negazionista, che vuole rinnegare l’evidenza innata della unicità della natura esteriore ed interiore di ogni essere umano, vuole distruggere la complentarietà dei sessi, da sempre sinonimo di fecondità, proponendo legami tra due persone dello stesso sesso, che per natura sono stati da sempre infecondi. Questa situazione di sterilità naturale porta la cultura del gender a porsi la questione di come poter giungere alla genitorialità. La natura risponde semplicemente che tra due persone dello stesso sesso non è possibile diventare padre o madre. Ma questa risposta  viene considerata dagli affiliati all’ideologie del gender come retrogata, passata, oscurantista e soprattutto contro il progresso scientifico.

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Scopriamo l'anno liturgico / Il cammino della Quaresima 2015
« il: Febbraio 11, 2015, 01:49:01 pm »
Da stampare per i bambini della prima comunione

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Sussidio di Quaresima 2015 per i ragazzi, preparato dagli Uffici Catechistico, Missionario e Caritas della Diocesi di Genova. Per ogni settimana offre un episodio della vita di San Giovanni Bosco, di cui ricorre il bicentenario della nascita, un brano tratto dalla Parola di Dio della domenica, una riflessione, una testimonianza missionaria, un salmo e una preghiera, un impegno, il suggerimento di un canto e alcuni giochi a tema.


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Le domeniche di quaresima vissute in modo semplice con i più piccoli

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Tra catechisti / Incontro con i bambini ingestibile...
« il: Gennaio 29, 2015, 04:16:44 pm »
Di fronte a ragazzi troppo vivaci, forse l'unica persona che può impegnarsi a cambiare le cose è il catechista. Qualcuno ha qualche esperienza in merito oppure è una sciocchezza ? Che ne pensate ?

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Vi segnaliamo questo articolo di La  Manif Pour Tous Italia uscito oggi 5 dicembre (clicca qui per leggerlo).
In esso traendo le informazioni direttamente dal sito dell'Associazione SCOSSE visionabile cliccando qui , vengono elencati gli Asili Nido segnalati dal Comune di Roma come accessi alla formazione professionale contro gli stereotipi di genere.

"È da chiarirsi che non è dato sapere se nelle strutture indicate questi corsi siano già stati effettivamente messi in atto, ma riteniamo comunque fondamentale che i genitori che dovessero avere figli ivi iscritti possano chiedere i più opportuni – e dovuti – approfondimenti alla dirigenza." (Fonte: articolo originale de La Manif Pour Tous Italia)

Di seguito in evidenza

Municipio I: Colombo, Pianciani, La porta magica, Di Donato;Municipio II: Villa Chigi, S. Pio X;Municipio III: Castello incantato, Marco Giannetti;Municipio VI: Il bruco, La mongolfiera;Municipio V: I bimbi dell'arcobaleno, L'albero dei bambini;Municipio VII: Le marionette, Bobbio;Municipio XI: Malaguzzi, La torta in cielo.

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Fonte: Radiogiornale Radiovaticana del 1 dicembre 2014

“E’ finito un incubo”. Adele Caramico, l’insegnante di religione di Moncalieri, ingiustamente finita nella bufera mediatica con l’accusa di omofobia, commenta così la chiusura del caso da parte dell’Ufficio scolastico regionale per il Piemonte. “La professoressa – si legge in un comunicato – ha svolto la propria funzione educativa nel rispetto dei diritti e della dignità degli studenti”. La docente era stata falsamente accusata da un suo allievo di aver definito l’omosessualità una malattia: la denuncia, smentita dal resto degli studenti, era stata poi amplificata dall’Arcigay.

Paolo Ondarza ha intervistato la stessa prof.ssa Caramico:

R. - Diciamo che è finito un incubo, anche se le conseguenze ci sono ancora. La questione è durata più di venti giorni. Uscivo per strada e non potevo neanche andare al supermercato perché venivo indicata come l’insegnante omofoba, i miei figli venivano additati come figli dell’omofoba… Non è stata una cosa facile da affrontare. Sono finita dappertutto, anche sui giornali all’estero, e anche alla “Vita in diretta”, alla Rai. La mia vita familiare è stata violentata, perché un giornale ha dedicato tre o quattro pagine su di me, hanno reperito delle mie fotografie e non so chi gliele abbia date...

D. - È finita su questi organi di informazione senza che nessuno le desse voce…

R. - Nessuno mi ha dato voce, nessuno mi ha chiesto niente. L’unica voce in mio favore è stata quella di Avvenire.

D. - Venti giorni molto duri in un clima di caccia alle streghe. Lei ha detto: “Schiacciata dalla macchina del fango”…

R. - Sì, poi ho scoperto che era stata coinvolta la politica. Ben cinque deputati hanno chiesto un’interrogazione contro di me al ministro.

D. - È questo forse che l’ha spaventata di più?

R. - Sì, mi ha spaventato molto. Anche il presidente della Commissione istruzione al Senato ha presentato un’interpellanza urgente per il mio caso. Mi ha spaventato perché io non avevo fatto niente e non riuscivo a capire il motivo per cui queste persone facessero tutte queste cose. Il consigliere comunale radicale di Torino, Viali, ha detto che io mi dovevo sottoporre a un corso d’aggiornamento, una specie di “rieducazione”. Ma su cosa? Non lo so. Addirittura, anche il vicesindaco della città di Moncalieri ha detto che dovevano essere presi contro di me provvedimenti efficaci.

D. - Da quanto insegna?

R. - Da 30 anni. Non mi è mai capitato un’esperienza del genere e non ho mai sentito di esperienze del genere. Certamente, in 30 anni ho affrontato questi argomenti nelle mie classi.

D. - C’è da dire che la maggior parte dei suoi allievi però l’ha difesa?

R. - Sì, si preoccupavano per la mia salute, di ciò che succedeva e per loro era una cosa assurda ciò che era accaduto e che stava accadendo in quei giorni.

D. - Si è sentita sola in questi venti giorni?

R. - La mia famiglia mi è stata vicino ovviamente, poi Avvenire, l’avvocato Amato con tutti i Giuristi per la vita, i colleghi… So che hanno raccolto anche delle firme per me.

D. - E come ha appreso che l’incubo era finito?

R. – Da La Repubblica, edizione di Torino. Fino alla mattina in cui è uscito questo articolo, chiedevamo a scuola di sapere qualcosa, ma non c’è stato detto assolutamente nulla.

D. - C’è da dire che il caso, quando è nato, è finito su tutti i giornali con grande enfasi con due, tre, quattro pagine di quotidiani. Quando è stato chiuso la notizia ha avuto minore diffusione…

R. - C’era appena un trafiletto piccolino, in mezzo alla pubblicità, soltanto nell’inserto de La Repubblica di Torino e basta. Poi, molti altri giornali hanno ripreso la notizia da Avvenire e di conseguenza si è diffusa.

D. - Per lei la vicenda è chiusa?

R. - Insieme con i legali, valuto la possibilità di andare per via giudiziale, per chiedere risarcimento per tutto quello che ho sofferto in questi giorni. Non è stato soltanto diffamato il nome di una persona, ma proprio la dignità della persona. E poi anche per un altro motivo: sono un’insegnante di religione cattolica, lo leggo come un attacco all’insegnamento della religione cattolica. Penso anche ai miei colleghi: chiunque si potrebbe trovare in questa situazione. Visto che la mia sembra diventata una categoria a rischio, sto valutando questo tipo di azione  con i legali.

D. - C’è un clima di intimidazione per gli insegnanti di religione in particolare?

R. – Sì, c’è un clima intimidazione sugli insegnanti di religione, come se noi dovessimo insegnare ciò che altri decidono. Io sono stata nominata insegnante di religione cattolica dalla Cei, anche se sono dipendente dello Stato italiano. Ho un’idoneità che mi è stata data dal vescovo. Io devo insegnare con fedeltà in adesione al magistero della Chiesa.

D. - Il parlamento sta studiando una legge contro l’omofobia. Ecco, qualora passasse una legge contro il reato di opinione, come qualcuno dice, il suo caso potrebbe non diventare un caso isolato?

R. - Penso proprio di no, perché come sono stati capaci di inventarsi delle bugie su di me, le possono inventare su chiunque. È veramente una caccia alle streghe. Mi sono sentita come i primi cristiani che venivano perseguitati senza aver fatto o detto nulla di male. Forse non va bene come paragone, ma è stato questo quello che ho sentito. Mi dicevo: “Ma non ho fatto nulla, non ho mai detto quella frase”.

D. - E ora come sta?

R. - Sto bene, faccio lezione normalmente.

D. - Ha paura ad affrontare certe tematiche “sensibili”?

R. - No, non ho paura. Nonostante tutta questa bufera, mi sono sempre detta che quando si dice e si parla della verità e si cerca di portarla avanti, non si deve aver paura.

29
Scopriamo l'anno liturgico / Materiale da utiilizzare per l'Avvento
« il: Dicembre 01, 2014, 04:15:58 pm »
Andando a questo indirizzo trovi molto materiale da scaricare ed utilizzare durante l'avvento con i bambini del catechismo della comunione: http://goo.gl/PLPNTZ

Buona navigazione !

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L'editoriale sull'educazione e la comunicazione intergenerazionale dell'arcivescovo di Catanzaro-Squillace pubblicato su "Il Sole 24 Ore"

Di Mons. Vincenzo Bertolone

CATANZARO, 30 Novembre 2014 - «È la resistenza dell’aria e non il vuoto che consente il volo».

Immanuel Kant non ha scritto trattati di pedagogia. Eppure le sue parole sono metafora che ancor più in coincidenza con l’inizio dell’Avvento - l’anno liturgico che porta a riscoprire gli insegnamenti di Gesù, vero pedagogo dell’uomo, - diventa principio basilare in un campo, l’educazione, che è sempre più un’arte semi sconosciuta. Basta salire su un mezzo pubblico per assistere alla sguaiataggine nei comportamenti, al disprezzo dei deboli, all'ignoranza delle regole, alla brutalità nei confronti della cosa pubblica. Un quadro secondo, in bruttura, solo alle scene in cui campeggia la sedicente buona educazione, trionfo dell'ipocrisia e della falsità: è il dire una cosa e pensarne un'altra; è il lodare anche l'indegnità, pur di assicurarsi un vantaggio; è il non denunciare l'immoralità per quieto vivere (che a volte nasconde la viltà).

Se questo accade è perché oggi c’è poca comunicazione intergenerazionale. Ed il mondo è abitato da una società di smemorati, che non si raccontano più le grandi cose, i grandi eventi, e restano protesi sull’effimero, sul giorno che alla fine si spegne, perdendo volto e identità. Si apra una finestra su una casa qualsiasi, sui genitori alle prese coi figli: c’è chi con pazienza intraprende la strada delle spiegazioni minuziose e chi più spiccio conta fino a tre; chi ordina perentoriamente e chi supplica; chi promette e minaccia punizioni; chi urla e chi dopo un’estenuante contrattazione passa alle maniere forti.

Farsi ascoltare dai figli non è mai stato facile per i genitori: un tempo, al genitore bastava un’occhiata, un’alzata di sopracciglio a incenerire un’intemperanza infantile, per il resto c’erano botte e punizioni. Oggi pochi hanno nostalgia di quell’educazione autorevole che doveva drizzare la schiena al giovane virgulto, sebbene al genitore contemporaneo, dialogante e disponibile, morbido e protettivo, la pazienza scappi in fretta così che spesso le maniere forti tornano in auge. Si corre allora il rischio di trascurare una verità fondamentale: i bambini vogliono diventare grandi, hanno realisticamente bisogno di imparare a vivere, di muoversi molto, di apprendere ciò che non conoscono.

Insomma, di imparare “a volare” sperimentando anche da piccoli la vita. Hanno bisogno di esperienze, non di adulti che si sostituiscano a loro vestendoli, imboccandoli e servendoli. Hanno bisogno di testimoni, di esempi e di buone consuetudini che permettano loro di essere tranquilli e di sapere cosa poter fare, quando e come. In altre parole, di papà e mamme che non siano né troppo autoritari e né troppo “fanciulli” che non eccedano nella confidenza o del voler plasmare i fanciulli a propria immagine e somiglianza, ma che accettino invece il compito gratificante, ma altrettanto arduo, del mestiere più importante del mondo: quello del genitore-educatore. Della figura capace di aiutare i figli ad imparare dalle proprie mancanze, a dar loro fiducia, ad accettarne gli errori senza per questo marchiarli di incapacità.

Essere genitori è difficile quanto necessario. È una sfida da accettare sapendo di poter contare sempre sulla presenza di Cristo e sulla sua Grazia: non raccoglierla vuol dire rinunciare al futuro.

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