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Autore Discussione: Essere genitori è difficile quanto necessario  (Letto 1414 volte)

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Offline Redazione Forum CATECHISTA 2.0

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Essere genitori è difficile quanto necessario
« il: Dicembre 01, 2014, 01:41:36 pm »
L'editoriale sull'educazione e la comunicazione intergenerazionale dell'arcivescovo di Catanzaro-Squillace pubblicato su "Il Sole 24 Ore"

Di Mons. Vincenzo Bertolone

CATANZARO, 30 Novembre 2014 - «È la resistenza dell’aria e non il vuoto che consente il volo».

Immanuel Kant non ha scritto trattati di pedagogia. Eppure le sue parole sono metafora che ancor più in coincidenza con l’inizio dell’Avvento - l’anno liturgico che porta a riscoprire gli insegnamenti di Gesù, vero pedagogo dell’uomo, - diventa principio basilare in un campo, l’educazione, che è sempre più un’arte semi sconosciuta. Basta salire su un mezzo pubblico per assistere alla sguaiataggine nei comportamenti, al disprezzo dei deboli, all'ignoranza delle regole, alla brutalità nei confronti della cosa pubblica. Un quadro secondo, in bruttura, solo alle scene in cui campeggia la sedicente buona educazione, trionfo dell'ipocrisia e della falsità: è il dire una cosa e pensarne un'altra; è il lodare anche l'indegnità, pur di assicurarsi un vantaggio; è il non denunciare l'immoralità per quieto vivere (che a volte nasconde la viltà).

Se questo accade è perché oggi c’è poca comunicazione intergenerazionale. Ed il mondo è abitato da una società di smemorati, che non si raccontano più le grandi cose, i grandi eventi, e restano protesi sull’effimero, sul giorno che alla fine si spegne, perdendo volto e identità. Si apra una finestra su una casa qualsiasi, sui genitori alle prese coi figli: c’è chi con pazienza intraprende la strada delle spiegazioni minuziose e chi più spiccio conta fino a tre; chi ordina perentoriamente e chi supplica; chi promette e minaccia punizioni; chi urla e chi dopo un’estenuante contrattazione passa alle maniere forti.

Farsi ascoltare dai figli non è mai stato facile per i genitori: un tempo, al genitore bastava un’occhiata, un’alzata di sopracciglio a incenerire un’intemperanza infantile, per il resto c’erano botte e punizioni. Oggi pochi hanno nostalgia di quell’educazione autorevole che doveva drizzare la schiena al giovane virgulto, sebbene al genitore contemporaneo, dialogante e disponibile, morbido e protettivo, la pazienza scappi in fretta così che spesso le maniere forti tornano in auge. Si corre allora il rischio di trascurare una verità fondamentale: i bambini vogliono diventare grandi, hanno realisticamente bisogno di imparare a vivere, di muoversi molto, di apprendere ciò che non conoscono.

Insomma, di imparare “a volare” sperimentando anche da piccoli la vita. Hanno bisogno di esperienze, non di adulti che si sostituiscano a loro vestendoli, imboccandoli e servendoli. Hanno bisogno di testimoni, di esempi e di buone consuetudini che permettano loro di essere tranquilli e di sapere cosa poter fare, quando e come. In altre parole, di papà e mamme che non siano né troppo autoritari e né troppo “fanciulli” che non eccedano nella confidenza o del voler plasmare i fanciulli a propria immagine e somiglianza, ma che accettino invece il compito gratificante, ma altrettanto arduo, del mestiere più importante del mondo: quello del genitore-educatore. Della figura capace di aiutare i figli ad imparare dalle proprie mancanze, a dar loro fiducia, ad accettarne gli errori senza per questo marchiarli di incapacità.

Essere genitori è difficile quanto necessario. È una sfida da accettare sapendo di poter contare sempre sulla presenza di Cristo e sulla sua Grazia: non raccoglierla vuol dire rinunciare al futuro.

Offline vincenzo riili

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Re:Essere genitori è difficile quanto necessario
« Risposta #1 il: Marzo 26, 2015, 05:55:28 pm »
"Essere genitori è difficile quanto necessario. È una sfida da accettare sapendo di poter contare sempre sulla presenza di Cristo e sulla sua Grazia: non raccoglierla vuol dire rinunciare al futuro".

Esagerando quanto basta, direi che ci vorrebbe una seconda venuta di Gesù per farci capire, prima a noi operatori di catechesi, e poi comunicarlo ai genitori, che possiamo e possono sempre contare sulla presenza di Cristo e sulla sua Grazia.
Ma Gesù, verrà soltanto alla fine dei tempi e ha lasciato a chi vuol essere suo discepolo il compito di rendere visibile nel mondo la sua presenza.
Non è forse vero che conosciamo la situazione delle famiglie e le difficoltà di dialogare con loro? Mi chiedo spesso perché non sappiamo trovare le parole giuste, le frasi che convincono e attirano, perché non facciamo innamorare di Gesù i nostri ragazzi coinvolgendo i genitori?
Spesso siamo bravi a fare delle analisi, magari delle sintesi ma ci perdiamo nel comunicare.
Gesù stesso trovò difficoltà con i suoi paesani che non compresero l'amore grande che portava loro; scuso i suoi discepoli un po' ignoranti, un po' abbagliati dai segni, ma noi? Credo di non trovare scuse, come non le trovarono gli apostoli dopo aver ricevuto lo Spirito Santo. Seguirono Gesù fino dare la loro vita per ricambiare il suo amore...
Proprio in questo momento mi sono girato a guardare il calendario salesiano e ho visto questa frase di Don Bosco, che trascrivo:
" Tutti vedono le cattive condizzioni in cui si trova la Chiesa e la Religione in questi tempi. Eppure, invece di riempire l'aria di lamenti piagnucolosi, bisogna lavorare  a più non posso perché le cose procedano bene".

 


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